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Oggi analizziamo una parola che spesso sentiamo mano a mano che entriamo nel mondo del vino. In particolar modo durante l’aperitivo, il nostro momento preferito della giornata.

Millesimato. Una delle terminologie che accompagnano il vino, in particolare gli spumanti, il cui significato, in molti casi è poco chiaro, ma che spesso riesce a rendere più prestigioso il vino che ci viene proposto.

Partiamo dalla definizione della parola “millesimato”. Con questo termine si definisce uno spumante prodotto con uve provenienti da una singola vendemmia (o annata, che in francese si traduce in millésime), almeno per l’85%, la quale viene obbligatoriamente indicata in etichetta o sul collarino. Il termine nasce nella Champagne, una zona le cui condizioni climatiche sono al limite per quanto riguarda la viticoltura e, non sempre, si riescono a ottenere uve perfettamente mature. Per questo, nel 90% dei casi, lo Champagne è prodotto utilizzando la cuvée, ovvero assemblando vini ottenuti da uve che provengono non solo da cru diversi, ma anche da annate differenti, in modo tale da offrire ogni anno un vino qualitativamente costante. In annate durante le quali l’andamento climatico è particolarmente favorevole, in cui i grappoli raggiungono la piena maturazione, lo chef de cave può decidere di produrre il metodo classico utilizzando esclusivamente le uve provenienti da quella vendemmia.

In Italia il termine si può trovare sia sulle etichette di spumanti metodo classico, come Franciacorta o Trento DOC, sia su quelle di vini prodotti attraverso il metodo Martinotti (o Charmat), come il Prosecco.

Se nel primo caso il termine è rimasto piuttosto fedele al suo significato originale, nel caso del Prosecco ha assunto sfumature diverse e, spesso, indica una selezione di uve provenienti da un singolo vigneto (cru) oppure un vino che ha subito un processo di affinamento più lungo, in alcuni casi senza riportare l’anno della raccolta in etichetta.

Inoltre una delle principali caratteristiche del Prosecco è quella di essere prodotto con uve dell’ultima annata, salvo la prima parte della produzione che solitamente viene unita alle rimanenze della vendemmia precedente, sempre che ce ne siano. Quindi, potenzialmente, il Prosecco potrebbe essere “millesimato” ogni anno. In questo caso se da un lato la presenza dell’indicazione dell’anno di raccolta in etichetta può essere percepito come un fattore di pregio da parte del consumatore, dall’altro si rischia di confonderlo portandolo a pensare che, il fatto di utilizzare le uve di un’unica annata, sia un’eccezione.

Secondo la nostra sensibilità, percepiamo la cuvée come l’espressione della cantina, ovvero una “ricetta” che identifica lo stile dell’azienda, mentre il millesimato ci dà l’idea di una fotografia della singola annata, che come aggettivo non definisce un vino di qualità superiore o inferiore a un altro, ma che dà comunque un’informazione preziosa al consumatore più curioso e attento.

Andrea Marcon